Il PIL cala e lo spread cresce. Per ricucire tutti i tagli in
corso servirebbe l’intera squadra di Armani, compreso patron Giorgio. E mentre
l’ISTAT sforna dati sulla crisi e sulla disoccupazione record, nessuno sembra
preoccuparsi del terribile crollo delle quotazioni della fiducia. Siamo
diventati cittadini disillusi, che non credono più di poter cambiare il proprio
paese, siamo giovani spaventati che della fiducia nel futuro hanno soltanto
sentito vagamente parlare. E così tra i banchi universitari, anziché ubriacarsi
d’ideali e libertà, ci si domanda a vicenda: “ Ma cosa credi che farai?” e si
gareggia a chi sarà più sfortunato, represso e indebitato in un prossimo futuro.
Degli uomini non ci si fida più, perché, si sa, in tempi di guerra tutti sono
potenziali nemici; e allora guai a confidarsi perché si potrebbe rivelare
involontariamente al nemico il piccolo buco di salvezza troppo stretto anche
per uno. Ridotti a ombra di noi stessi e svuotati di ogni sogno, tolleriamo
anche le autorevoli parole di chi ci invita a non essere troppo schizzinosi o
chi ci definisce imbelli bamboccioni. Ma esiste un denominatore comune alla
nostra, personale,crisi:siamo privi di fiducia. La fiducia di creare rapporti veri e
di affidarsi totalmente all’altro, la fiducia in un futuro che per quanto
costellato di sacrifici possa un giorno realizzarsi, quella fiducia che non è
negazione o cieco ottimismo ma consapevolezza della difficoltà di una vita che
però prima o poi conclude. Il presidente americano Obama in un suo discorso ha
profeticamente asserito “Il nostro destino non è scritto per noi, ma da noi”.
Certo sono parole azzardate per un mondo che nel suo destino vede l’apocalisse
finanziaria. Dire che il destino è una questione di scelta e non di opportunità
vuol dire invitare ad avere fiducia in se stessi, nei propri obiettivi e nelle
proprie capacità. E per tradurre all’italiana un concetto che è tanto americano
io parlo di scommesse. Immaginiamo di aver scommesso sul nostro futuro; in
attesa del risultato possiamo ubriacarci al bar in preda alla disperazione, o
possiamo uscire e industriarci affinché la nostra scommessa non rischi di farci
affondare. Questa è la differenza tra aver fiducia o no, tra crederci e
lottare, o esser disillusi e lasciar crollare tutto.