Ero sotto una doccia calda ma che dava getti d’acqua a tratti.
Mentre cercavo di beccare la direzione giusta, mi dimenavo e pensavo. Affollata
non è mai una buona cosa. Se una discoteca è affollata non lascia spazio a chi
intende ballare, se una spiaggia è affollata perde la metà del suo fascino.
Anche perché affollata non vuol dire necessariamente piena. La pienezza è un
concetto tondo, preciso e senza crepe . . . l’affollamento è spigoloso, storto
e insoddisfacente. Tra il vapore delle docce, il caldo del phon e tante donne
che si preparavano per chissà chi, un accappatoio grigio ha dato la voce che
serviva ai miei pensieri. Stavo tornando indietro, ripercorrendo strade già
battute cercandovi disperatamente qualcosa di buono, una storia da redimere. Capii
in quel momento che se c’era una cosa che stavo cercando era solo una
scappatoia. Un’uscita di sicurezza, con una porta rossa che si apre senza fare
rumore era quello che volevo e intanto mi ritrovavo in stradine contorte di
spiegazioni da dare e persone da interpretare. Mi chiedevo se fosse l’ironia
del destino o una mia strana perversione imbattermi in strade così diverse da
quella da cui fuggivo, in cui non occorrevano spiegazioni, in cui non c’erano
giochi, in cui capirsi era la regola. Mi domandavo dove avrebbero potuto
condurre queste strade secondarie e quanto avessero a che fare con me, che
nelle cose contorte mi sono sempre persa. Ero quasi asciutta, ma sono tornata
alla doccia. Ho scelto la temperatura più fredda possibile. Ora scorreva bene,
gelida ma senza strappi improvvisi. Meglio, decisamente meglio.