venerdì 4 gennaio 2013

Acqua


Ero sotto una doccia calda ma che dava getti d’acqua a tratti. Mentre cercavo di beccare la direzione giusta, mi dimenavo e pensavo. Affollata non è mai una buona cosa. Se una discoteca è affollata non lascia spazio a chi intende ballare, se una spiaggia è affollata perde la metà del suo fascino. Anche perché affollata non vuol dire necessariamente piena. La pienezza è un concetto tondo, preciso e senza crepe . . . l’affollamento è spigoloso, storto e insoddisfacente. Tra il vapore delle docce, il caldo del phon e tante donne che si preparavano per chissà chi, un accappatoio grigio ha dato la voce che serviva ai miei pensieri. Stavo tornando indietro, ripercorrendo strade già battute cercandovi disperatamente qualcosa di buono, una storia da redimere. Capii in quel momento che se c’era una cosa che stavo cercando era solo una scappatoia. Un’uscita di sicurezza, con una porta rossa che si apre senza fare rumore era quello che volevo e intanto mi ritrovavo in stradine contorte di spiegazioni da dare e persone da interpretare. Mi chiedevo se fosse l’ironia del destino o una mia strana perversione imbattermi in strade così diverse da quella da cui fuggivo, in cui non occorrevano spiegazioni, in cui non c’erano giochi, in cui capirsi era la regola. Mi domandavo dove avrebbero potuto condurre queste strade secondarie e quanto avessero a che fare con me, che nelle cose contorte mi sono sempre persa. Ero quasi asciutta, ma sono tornata alla doccia. Ho scelto la temperatura più fredda possibile. Ora scorreva bene, gelida ma senza strappi improvvisi. Meglio, decisamente meglio. 

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